Quale lo scopo dell'elaborazione post-scatto?

Programmi e funzioni per migliorare le nostre foto

Quale lo scopo dell'elaborazione post-scatto?

Messaggiodi ricki51 » 6 marzo 2013, 22:42

Parto con la necessaria premessa che quanto dirò è rivolto ai fotografi meno esperti e potrebbe apparire ovvio agli altri.
Guardando gli argomenti trattati nella sezione “Elaborazione post-scatto” in questo Forum un principiante potrebbe essere portato a pensare che il tema riguardi solo interventi di pesante modifica grafico – strutturale, come l’apporto di cornici, scritte, montaggio di immagini affiancate, oppure effetti speciali, che alterino la forma base dell’immagine.
Sicuramente i programmi di elaborazione fotografica permettono anche questo, ma il loro scopo principale, e se vogliamo anche più “professionale”, è essenzialmente di sviluppare i dati forniti dalla nostra macchina fotografica, per arrivare a un’immagine di valore, equilibrata in toni ed esposizione, giustamente contrastata, saturata piacevolmente nei colori, dettagliata nei punti a fuoco e gradevolmente morbida negli sfondi sfocati. Insomma migliorare ed ottimizzare ciò che abbiamo potuto ottenere in macchina, restituendo la fotografia migliore possibile, in relazione a quanto abbiamo scattato. Il processo di postproduzione è sempre esistito, nel 1839, appena inventata la prima rudimentale macchina fotografica, già si parlava di fotoritocco. E in effetti, per un secolo e mezzo, questo è avvenuto regolarmente in camera oscura, ma di necessità la cosa era riservata a pochi professionisti ed esperti. Con l’avvento del digitale si è aperto un mondo sconfinato di postproduzione raffinata e soprattutto alla portata di chiunque si prenda la briga di studiare un po’ il problema. Con i programmi attuali noi possiamo ottenere con facilità e rapidità risultati un tempo riservati a pochi eletti e con processi allora non proprio semplici.
Cosa occorre per arrivare a questo? Come attrezzatura fotografica necessita una macchina che registri i dati del sensore in raw. Oggi lo fanno anche compatte di fascia alta, oltre naturalmente a tutte le mirrorless e tutte le reflex.
Il raw non è un’immagine, è semplicemente la registrazione dei dati grezzi del sensore, che poi opportuni programmi trasformano in immagine. Il jpeg è invece già immagine elaborata dal software della macchina, che ovviamente applica schemi standardizzati di elaborazione, poi riduce a 8 bit e quindi comprime con perdita di dati. Il Raw innanzitutto registra i dati a 12 o anche 14 bit, e tra poco spieghiamo l’enorme differenza, inoltre è un grezzo senza elaborazioni standard che possono andare in senso contrario alla nostra volontà, in più ci permette di sviluppare le modifiche senza sostanziale degrado prima di arrivare alla formazione di un’immagine, che potremo infine aprire e lavorare in un apposito programma a ben 16 bit.
Veniamo a questa storia dei bit, che è un po’ la base logica per evitare il jpeg come la peste.
Una immagine a 8 bit consente al massimo 256 tonalità di grigio, che rappresentano la possibilità di un passaggio graduale nei toni e nei colori. Ogni bit in più raddoppia il numero di tonalità di grigio: saranno quindi 1024 a 10 bit, 4096 a 12 bit, 16384 a 14 bit, 65536 a 16 bit.
Se noi lavoriamo in un programma di elaborazione fotografica una immagine a 8 bit (e che sopra al conto abbia già subito compressione con perdita) ci accorgeremo subito che le modifiche agli estremi (alte luci e ombre) permetteranno di recuperare poco o nulla e si evidenzieranno presto problemi di posterizzazione, dovuti alle poche tonalità di cui si dispone. Inoltre sui colori c’è poco da fare e se è stata sbagliata la regolazione del bianco in macchina, la foto è praticamente da buttare.
Con immagini aperte da raw noi possiamo invece intervenire con ampi margini di riuscita, ottimizzando la foto in esposizione, contrasto, tonalità, saturazione e incremento del dettaglio. Quindi come partenza sempre files raw, nella nostra attività che non prevede quasi mai usi immediati dell’immagine il jpeg proprio non ha senso.
Programmi di elaborazione fotografica ve ne sono a decine: da quelli gratuiti e non necessariamente elementari (Gimp ad esempio è sofisticato e complesso), a quelli semplici ma buoni a pagamento (tipo Photoshop Elements) fino ai più costosi e professionali come il notissimo Photoshop di Adobe.
Indico gli strumenti essenziali in un programma, per sviluppare efficacemente un’immagine: innanzitutto un istogramma con palette di regolazione dei livelli tonali e delle curve. Con questi due soli strumenti, che occorre imparare a conoscere bene, noi saremo in grado di regolare tonalità di luci e ombre, il loro contrasto e, volendo, anche le tonalità di colore.
Di seguito, salendo nella qualità dei programmi, sarà molto utile poter lavorare su diversi livelli (layers), soprattutto se saranno previsti livelli di regolazione (si opera una regolazione, poi la si aggiusta facilmente agendo sull’opacità del livello).
Infine straordinariamente potente è se il programma permette di operare sui livelli con maschere di opacità, che consentono superlative regolazioni selettive. In rete, sul tema maschere di luminosità, vi sono tutorials ed esempi affascinanti.
Comunque, per partire, anche con una macchinetta che scatti in raw, e l’utilizzo elementare anche della sola palette dei livelli, noi potremo raggiungere risultati eccellenti con poca spesa e pure con poche nozioni di postelaborazione fotografica.
Oggi non è affatto difficile ottenere una foto tecnicamente corretta e quando vedo in giro, magari anche pubblicate su rivista, foto delle nostre orchidee che avrebbero potute essere ben diversamente sottolineate, davvero ne ho un dispiacere.
Se qualcuno fosse interessato a continuare il tema, a me farebbe sicuramente piacere parteciparvi.
Ciao Riccardo
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Re: Quale lo scopo dell'elaborazione post-scatto?

Messaggiodi Max » 9 marzo 2013, 22:40

Buonasera Riccardo,
io sono senz'altro interessato ad approfondire l'argomento quindi mi permetto di invitarti a continuare l'interessantissima discussione.
Dopo quanto sopra, vorrei però fare alcune personali precisazioni.....
Le mie conoscenze sono senz'altro "scarse", ma se da un lato può dispiacere "vedere in giro, magari anche pubblicate su rivista, foto delle nostre orchidee che avrebbero potute essere ben diversamente sottolineate" altrettanto lo è osservare immagini pesantemente modificate e cromaticamente poco realistiche.
Come ho avuto modo di dire in altre occasioni, mi ritengo più un "cercatore" che "fotografo" e quest'ultima attività è motivata (come nella maggior parte di "Noi") dalla necessità di documentare gli incontri che si fanno durante le uscite alla ricerca delle Ns. amate orchidee.
Per quanto apprezzi le belle immagini con lo sfondo "sfocato", ottenute (quasi sempre) con focali "lunghe" ed f molto aperti, prediligo di gran lunga quelle con il maggior numero di particolari "visibili", quindi con f alti per aumentare la profondità di campo (vento permettendo).
Sono Nikonista e uso abitualmente un 60 e un 105 entrambi f2.8 rigorosamente sempre con cavalletto.
Ancora adesso, nonostante la mia compagna mi abbia "introdotto" all'uso del formato RAW (salvando lo scatto in entrambi i formati, ho potuto verificare il considerevole miglioramento della qualità delle immagini rispetto al JPG) la "mia" post produzione si limita al solo "aggiustamento" del contrasto/luminosità e al "rigoroso" ridimensionamento dell'immagine (mai crop).
Nell'attesa di leggere la "continuazione" dell'argomento che hai iniziato, cordialmente ti saluto.
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Re: Quale lo scopo dell'elaborazione post-scatto?

Messaggiodi ricki51 » 11 marzo 2013, 23:51

Ciao Max e innanzitutto grazie per non avermi lasciato solo su questa pagina!
Sulla postproduzione dici cose che condivido appieno: un buon lavoro migliora la qualità dell'immagine e la rende più fedele al reale. Se la alterasse in modo innaturale sarebbe sicuramente un pessimo intervento che sarebbe meglio evitare (ed effettivamente in giro di cose del genere se ne vedono parecchie).
Forse però l'equivoco di base sta nell'idea che la macchina ci restituisca la realtà e la postproduzione tenda poi a voler immettere nella foto elementi artificiosi ed estranei. In realtà è vero l'esatto opposto. La macchina fotografica ha limiti tecnici e necessità di regolazioni, che non le permettono di restituirci perfettamente in immagine ciò che noi osserviamo nella realtà: basti pensare a una gamma dinamica assai più limitata dell'occhio, per cui il molto luminoso può divenire un bianco senza dettaglio e lo scuro un nero altrettanto indeterminato, mentre noi nella realtà vediamo sfumature che il sensore coglie con difficoltà. O pensa al problema del colore, raro che la macchina renda tonalità perfette. Oppure in parecchie occasioni di luce il contrasto diviene nebbioso, mentre noi vediamo perfettamente nitido. Sono alcuni dei tanti casi in cui solo una "buona" postproduzione può, magari con semplicissimi passaggi, restituire alla foto qualità e soprattutto aderenza al naturale, a ciò che abbiamo visto. Ho voluto aprire questo tema proprio per evitare che chi è inesperto potesse identificare la postproduzione con gli "effetti speciali". Saper usare i programmi di elaborazione fotografica significa al contrario ottenere risultati di massima naturalezza, lì si vede davvero chi è bravo. Quindi interventi pesanti, saturazioni che spaccano lo schermo, maschere di contrasto che generano artefatti nella speranza di offrire una nitidezza che non c'è, sono operazioni pessime, in genere fatte da principianti inesperti. Ma questi errori grossolani, tutti ci siamo caduti all'inizio, non inficiano certo le potenzialità di interventi di qualità, che invece rappresentano un'arma potente e indispensabile, quando si voglia presentare una foto di qualità. Questo potrebbe essere un buon tema per il settore del Forum in cui ci troviamo: un confronto di esperienze sui flussi di lavoro, per sviluppare adeguatamente una foto digitale e renderla fruibile alla pubblicazione o alla stampa. Sinceramente sinora non mi è sembrato un interesse molto vivo, però il futuro può sempre regalarci dei cambiamenti.
Nella seconda parte del tuo intervento vedo che sei un fotografo evoluto, obiettivi eccellenti e saggio uso del cavalletto. Su diaframmi chiusi o aperti pianti una spina nel cuore, perché è un dilemma che ha corroso il sonno di generazioni di fotografi. Lo sfondo sfocato dei diaframmi aperti fa risaltare il soggetto, è gradevole alla vista e offre pure tempi veloci di scatto. Ma se poi non vedo quasi niente, perché la profondità di campo è esigua, difficile nel nostro campo far apprezzare i caratteri di un'Ophrys o di un'Epipactis. Inesorabile, in parecchi casi, giungere a dei compromessi.
Però, nell'ambito di una postproduzione magari un po' specialistica, negli ultimi tempi siamo ormai in parecchi a usare, quando possibile, la tecnica di focus stacking.
Questa offre davvero la possibilità di salvare capra e cavoli, permette l'uso di diaframmi aperti per ottenere sfondi sfocati e superiore qualità di nitidezza, e supplisce alla poca profondità di campo sfruttando le parti a fuoco di una serie di foto, realizzate cambiando la messa a fuoco o facendo avanzare la macchina con una slitta micrometrica. Le potenzialità sono eccezionali e incredibilmente le serie di foto che vengono rovinate dal vento sono molto meno di quello che si sarebbe potuto pensare (il software fa cose straordinarie, per riuscire a far combaciare le immagini sovrapposte).
Ieri anche il freddo clima padano ci ha regalato i primi due fiori aperti, naturalmente di Barlia. Poiché li ho ripresi in focus stacking, ti pubblico un paio di foto, tanto per capire le possibilità di questa tecnica. Ho usato un 180 mm con diaframma 5 nella foto verticale e 6,3 in quella orizzontale. Mi spiace non poter dare una risoluzione superiore, che permetterebbe meglio una valutazione. Ciao Riccardo

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Re: Quale lo scopo dell'elaborazione post-scatto?

Messaggiodi Max » 13 marzo 2013, 14:00

Buongiorno Riccardo,
intanto i doverosi complimenti per le bellissime foto e mi scuso per il ritardo con cui rispondo!!
Io quelle aperture di diaframma non le uso nemmeno accompagnando la mia "dolce metà" a fare birdwatching con un 300/f2.8 spesso abbinato a un tc 2x (minima apertura 5.6).
Comunque, proprio leggendo un tuo post, avevo provato ad utilizzare il focus stacking e il risultato è stato scandaloso, per cui ho abbandonato immediatamente ogni velleità.
C'è da dire che le prove erano state effettuate con un soggetto di per se ostico (Epipactis leptochila neglecta) che non ne voleva sapere di stare ferma.
Con le Barlie si parte decisamente avvantaggiati....
Ma con questo non voglio mettere assolutamente in discussione le tue profonde capacità (l'amico Mauro di Taggia mi ha detto grandi cose di te).
Secondo il mio medesto parere, l'interesse sull'argomento non è "scarso", suscita solo un poco di diffidenza e "spavento" per le complicazioni (tali e presunte).
Girando per i forum, leggo di persone che hanno davvero poca "dimestichezza" con il ridimensionare e allegare un'immagine ad un messaggio, per cui non ce li vedo proprio a "destreggiarsi con mostri" come Photoshop.
Se mi posso permettere, ti inviterei a "regalarci" un poco della tua grande competenza di fotografo spiegando le procedure base per una corretta post produzione, pur comprendendo che la richiesta significa dedicare molto tempo alla cosa.
Io sono convinto che ci sarebbe un grande seguito senza contare la gioia di molti utenti che come me vogliono migliorare le proprie conoscenze.
Ti ringrazio per la cortese attenzione.
Un saluto da
Massimo
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Re: Quale lo scopo dell'elaborazione post-scatto?

Messaggiodi ricki51 » 14 marzo 2013, 23:57

Massimo, raccolgo il tuo invito, vediamo se si riesce ad allargare il discorso su questo tema, coinvolgendo altri amici.
Parlare di istogramma, livelli e curve richiede una certa precisione nei termini e nei concetti, che magari può risultare pesantina, ma in caso contrario c'è il rischio di sentirsi dare dell'asino. Ho fatto un giro in rete e ho trovato, su questi tre temi, il lavoro molto ben fatto di Andrea Olivotto, che mette a disposizione sul suo sito i tre tutorials in formato pdf. Ho quindi deciso di lasciare alla sua opera la parte più tecnica, riservandomi invece una serie di esempi pratici molto elementari e rapportati un po' al genere di fotografie che noi orchidofili facciamo. I testi di Andrea Olivotto sono chiari e ben fatti, quindi invito tutti gli interessati a leggere e capire bene quanto dice, poi possiamo andare avanti come un treno. Per adesso, per comprendere bene il senso dei miei esempi è sufficiente la lettura di Istogramma e Livelli. Comunque consiglio di scaricare e studiare tutti i tutorials presenti nel suo sito. Tra l'altro fornisce anche link per altri siti sul tema, tra cui quello di Ron Bigelow, che per me è un po' una bibbia. Il mio pdf è proprio una cosina semplice semplice, quindi chi sia esperto non può che trovarvi cose per lui ovvie. Penso e spero di essere stato chiaro, ma per ogni dubbio o incomprensione sfruttiamo questo Forum per chiarire.
Spero di cavarmela con la pubblicazione dei links, quindi non spaventatevi se all'inizio qualcosa non funzionasse.
Sento con piacere, Massimo, che hai provato con il focus stacking. Effettivamente le Epipactis sono bastarde e pure tra i soggetti meno spettacolari. Magari riprova al mattino presto, quando non tira vento. Comunque, tu che sei in zona Ophrys, non puoi esimerti dal ritentare: le Ophrys in focus stacking sono uno spettacolo straordinario e se scegli gli esemplari bassi (1-2 fiori) in genere non si muovono molto.
Il link per gli articoli di Andrea Olivotto è http://www.andreaolivotto.com/photo_it.php
Si accede alla home-page - Articoli fotografia - Appunti di fotoritocco. Aprite gli articoli che ci interessano e in alto alla pagina di apertura c'è il pulsante Scarica pdf.
Il link per il mio lavoretto http://dl.dropbox.com/u/53269384/Postproduzione%20fotografica%20%20I%20Livelli.pdf
Un saluto a tutti e a presto Riccardo
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